Che cosa non dire mai a un colloquio di lavoro

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Un detto popolare recita “Chi ben comincia è a metà dell'opera”. Utile suggerimento da applicare in vista di un colloquio di lavoro. Mettersi dal punto di vista dell’intervistatore è spesso uno dei metodi migliori perché un colloquio sia fruttuoso. L’intervistatore sta facendo un lavoro, ovvero trovare la persona perfetta per l’azienda in cui lavora. È utile cercare di domandarsi durante un colloquio «Cosa stanno cercando? Come posso dimostrare che sono io la persona che cercano?».

Ecco una piccola guida per evitare gli “scivoloni” più classici al vostro prossimo colloquio di lavoro (alcune risposte vi sembreranno assurde, e invece sono all'ordine del giorno).

Cosa non dire a un colloquio di lavoro

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«Quale sarà il mio stipendio?»
È un diritto del lavoratore conoscere quale sarà la propria retribuzione e l’azienda che vi convoca per fare un colloquio di lavoro sa bene che la questione economica è molto importante. Ma una domanda di questo genere posta troppo presto, mentre il selezionatore si chiede se siete la figura che l’azienda cerca, se avete le competenze e le qualità richieste, se siete abbastanza motivati, può lasciar pensare che la vostra motivazione si basa principalmente sullo stipendio. Un colloquio conoscitivo serve per conoscersi reciprocamente: una domanda del genere è un po’ come – a un primo appuntamento – chiedere all’altro quanti soldi ha in banca. Domanda lecita se ci dobbiamo sposare… ma ogni cosa a suo tempo, no?

«Che probabilità ho (dopo lo stage/dopo la prova) di assunzione a tempo indeterminato?»
Valgono gli stessi ragionamenti riportati qui sopra. Il selezionatore tra sé e sé si potrebbe pensare: «Ma come? Nemmeno so se voglio assumerti e dovrei anche sapere se ti voglio per sempre?». Riprendendo l’esempio del primo appuntamento galante è un po’ come dire: «Ma se domani andiamo al cinema poi tra sei mesi mi sposi? Ah, non lo sai? Allora niente cinema».

«Quando chiudete per ferie?»
È diritto di ogni lavoratore staccare la spina e concedersi del tempo lontano dal lavoro. Ma se a un primo incontro la vostra più grande preoccupazione è quante giornate vi spettano di ferie, questo potrebbe suonare all’intervistatore come un «Non mi avete ancora assunto… ma sono così stressato che ho già ho bisogno di ferie!».

«Voi di cosa vi occupate?»
Siete quasi giunti alla fine del colloquio e il selezionatore vi chiede: «Ha domande?», voi chiedete! Chiedete! Dimostrate il vostro interesse! Ma non chiedete mai di cosa si occupa l’azienda. Sembra una domandina leggera, lecita. No. Non lo è. L’azienda dà per scontato che se siete lì è perché volete lavorare lì: se avete scelto di fare un colloquio lì è perché è lì che vedete soddisfare i vostri sogni professionali. E quindi sapete già cosa fa l’azienda. Una domanda del genere – nell’era di internet – significa «Non ho avuto nemmeno tempo/voglia di guardare il vostro sito». Guardateli quei siti: sono lì apposta!

Cosa non dire a un colloquio di lavoro

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«Sto cercando solo lavori attinenti al mio percorso di studi»
Se sono anni che cercate di entrare nel mondo del lavoro, forse una possibilità a un’azienda che vi ha convocati, potreste anche offrirla. In un’azienda ci sono diverse mansioni e ci sono anche diversi percorsi che ogni lavoratore può fare per arrivare a guadagnarsi l’incarico al quale aspira. Altrimenti, l’importante è che abbiate coscienza del fatto che avete appena detto «No, grazie» a una possibilità. Poi non tornate a casa dicendo che non c’è lavoro e che sareste anche disposti a fare qualsiasi cosa ma che siete sfortunati. Abbiamo esperienza di giovani tecnici di laboratorio che pur di lavorare in una grande azienda farmaceutica hanno accettato uno stage come receptionist: si sono fatti conoscere, hanno dimostrato il loro valore, le loro competenze, la loro voglia di “essere proprio lì” e oggi sono arrivati esattamente dove volevano.

«Scusi, rispondo solo un attimo al telefono»
Ricordatevi di spegnere il cellulare. E se lo dimenticate acceso non rispondete durante il colloquio. Sembra scontato? Eppure...

«Il mio vecchio capo era…»
Salvo non vogliate dire qualcosa di positivo, mai parlare del vostro ex capo. E mai parlarne male Può anche essere stato un malvagio orco approfittatore ma il vostro “forse futuro capo” farà meno fatica a entrare in empatia con lui che con voi. E di conseguenza potrebbe immaginare un futuro poco roseo con voi nel suo team.

«Sono in causa con la vecchia azienda»
Nonostante tutte le ragioni che potete avere ,questo tipo di conversazione terrorizzerà il vostro “forse futuro capo”. Perché pensare che basti un passo falso per ricevere una denuncia farà dirigere l’attenzione verso una persona che spaventi meno.

«Sono disponibile a tutto, mi basta lavorare»
La buona volontà va dimostrata, questo sì. Però rispondere «va bene tutto» non rivela una grande motivazione verso l’azienda, ma verso una qualsiasi azienda. E come voi dovreste risultare perfetti per l’azienda, anche l’azienda vuole sentirsi perfetta per voi. E non vuole pensare che andrete da un’altra parte appena vi verrà offerta l’occasione.

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