Ho studiato... e ora? Quattro pilastri per chi si affaccia sul mercato del lavoro

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Partiamo con un dato non troppo incoraggiante: la disoccupazione giovanile in Italia resta alta. A luglio 2017 (ultimo dato disponibile) è cresciuta dello 0,3% rispetto al mese precedente, attestandosiv al 35,5%. Questo significa che, se avete appena finito un percorso di studi e vi state affacciando sul mercato del lavoro , dovete adottare al più presto una strategia per evitare di finire in quel 15,6% di italiani tra i 15 e i 29 anni che non studiano e non lavorano (i famosi Neet). Ecco quattro pilastri sui quali impostare la vostra strategia alla ricerca di un impiego.

 

1. Attenzione al curriculum
Tra gli errori da evitare c’è quello di non inserire tutte le proprie esperienze svolte e il non collegarle con le competenze generali acquisite. Nulla vieta a un giovane che ha svolto diversi lavori mentre studiava di specializzarsi nel proprio settore, ma per conoscervi meglio il recruiter ha bisogno di trovare le vostre competenze esplicitate!  Allo stesso modo, se avete ottenuto dei risultati, dovranno essere chiari nel vostro curriculum e riconoscersi facilmente per chi lo legge.  E se non avete esperienze lavorative? Non tralasciate di descrivere hobby, passioni o esperienze di volontariato: anche questi elementi possono aiutare il recruiter a capire se possedete lo spirito giusto e se siete proprio voi la persona che stanno cercando.

 

2. Prepararsi bene al colloquio
Tra i diversi fattori che determinano l’esito positivo di un colloquio il tempo impiegato per prepararlo è uno di quelli più importanti. Che significa? Che il colloquio non è solo il momento in cui vi trovate faccia a faccia con il recruiter, ma inizia con l’informazione sull’azienda presso la quale vi state candidando, per la posizione e in particolare su quello che l’azienda richiede. Se nel leggere le offerte di lavoro vi accorgete che per una posizione avete dei punti di forza ma anche alcune lacune, preparatevi a mettere in luce le competenze che avete e vengono richieste, mentre mostratevi motivati ad imparare tutto ciò che non sapete. Ricordate che ogni azienda “interpreta” ciascun profilo professionale in modo diverso: punti forza apprezzati in un’organizzazione non sono necessariamente gli stessi apprezzati da un’altra. Non occorre quindi sapere già tutto, ma piuttosto essere pronti ad apprendere le competenze specifiche richieste da quella particolare azienda.

 

3. Dare risalto alle proprie qualità

Prima del colloquio, richiamate alla memoria degli episodi significativi in cui avete messo in risalto una vostra qualità. Pensate di poter offrire il vostro impegno? Richiamate alla memoria quella volta che al lavoro, per preparare un progetto avete lavorato oltre l’orario di lavoro e descrivete i risultati positivi che questo comportamento ha dato. In questo modo, esempi di competenze valorizzate se ne possono trovare in ogni esperienza di vita e non importa che non abbiate ancora lavorato per far capire in fase di colloquio che l’azienda si potrà fidare di voi.

 

4. Flessibilità e motivazione

E se il colloquio va male? Non scoraggiatevi! Considerate tipi o luoghi di lavoro che finora  non avete preso in considerazione; o datevi una chance attraverso stage o formazioni specialistiche. Cercate di non escludere a priori un’opportunità perché sembra non corrispondere ai vostri criteri di lavoro, ma siate curiosi di sperimentarvi. Anche al termine del colloquio pensate alle vostre risposte, se c’è qualche punto da migliorare anche nel vostro atteggiamento o nella capacità di raccontarvi e prendete nota delle domande inaspettate.

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